È giorno, quel giorno che non aspettavi ma che arriva e ne soffri. Non lo sai perché ne soffri, lo fai. E vai avanti nel tuo cammino, un passo dopo l'altro. È giorno, in bianco e nero.
Il sapore che riempie il palato, l'acido e il dolce che si danno la mano e si torna indietro tanto indietro a pomeriggi lontani, a finestre che guardano treni lontani. La marmellata che ti resta sulle dita, un piatto colorato, ecco.
Versami un caffè, uno che abbia il sapore dii questa giornata, che il sole c'è, che siamo da un'altra parte, che l'abbiamo segnata a più colori sul calendario.
Chiudo il cancello che gli altri rimangano fuori da discorsi da sorrisi dai giorni che passano. Semplicemente. Lo chiudo e rimango finalmente in compagnia di me stesso.
Sembra un punto, piccolo, distante eppure... eppure la guardi, la aspetti, la fermi in mille foto che raccontano una notte che finisce, il giorno che inizia. Ti ricorda di un libro, di un film, qualcosa che hai sfiorato e vissuto negli anni. E sempre, ogni volta, ti fermi e la guardi.
Il cielo non è più grigio del solito, un normale mattino di inverno che fa freddo, che pare voler piovere e non smettere più. E nel cielo grigio che sembra stanco anche gli uccelli se ne vogliono andare. Tutti insieme magari lontano.