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Una storia che vorrei raccontarti - tredicesima parte

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"Scusa.." La ragazza si spostò da quella posizione e tornò a sedersi diritta, senza staccare la spalla da quella del vecchio. Si voltò a guardarlo, per accorgersi che lui la fissava a sua volta. Gli sorrise. Dietro le lenti gli occhi dell'uomo si erano fatti piccoli, studiosi. Colsero in un istante il luccichio, bè afferrarono il movimento, semplice e repentino. La luce del lampione stava battendo su qualcosa. Il vecchio voleva capire a tutti i costi, cercare una pista giusta nella sua memoria ballerina. Superare la fatica del ricordo, quando l'età è un ostacolo troppo difficile. "Ti ho cercato perché è passato tanto tempo e ne sentivo il bisogno. Ora sono libera." Appoggiò il mento sulle mani, sentendosi improvvisamente vuota. Lo sguardo del vecchio era perplesso. Lei era forza e delicatezza, era un'esplosione di riccioli, era profumo di sabbia di mare, era un ricordo che non si lasciava prendere. "Aiutami a capire, perché ...

Una storia che vorrei raccontarti - terza parte

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Terza parte Gli occhi verdi. Sgranati. Il vecchio ripose il ricordo nel taschino della memoria e si fermò ad osservarli. Erano di un verde acceso, lo stesso verde che hanno le colline quando le vigne sono pronte. Li guardava stupito. Dentro di sé li conosceva già ma non ricordava di più. "Cosa ti ricordi poi del tuo negozio?" La ragazza si toccò una ciocca di capelli e si sistemò più comoda. Continuò a stringersi alle ginocchia. Il negozio, già. Il vecchio sorrise. "Già, me ne stavo dimenticando, scusami. La mia età presenta alcuni effetti collaterali..." Sorrisero entrambi. "Lavoravo tanto, forse troppo ma non riuscivo a non farlo. Ed ero padre da poco." La ragazza allargò un po'di più gli occhi grandi. Sorrise in maniera più seria e vedendo il vecchio in difficoltà gli posò la mano sulla spalla ossuta e leggermente cadente. Il vecchio abbassò la testa, ancora di più, quasi a farla s...

Una storia che vorrei raccontarti -seconda parte

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Seconda parte Il flashback può arrivare all'improvviso, forte come una scossa, acceso da una parola, un fatto, una canzone. Qualcosa. Che quando arriva è travolgente. Il cane. Il cane era un pastore tedesco femmina. Era il cane da guardia, quell'animale nel quale il vecchio da giovane si identificava: grande, robusto, fedele, pronto a difendere quando serviva. Ricordava bene quel cane. Ogni volta li separava solo la rete verde, che segnava il confine fra le due proprietà. Seduto sulla sabbia, ora il vecchio ascoltava il cane abbaiare in lontananza. Si chiedeva perché lo facesse. Per gioco forse, per rabbia. O per lanciargli quel ricordo ormai lontano. "La mamma e la nonna mi portavano sempre qui in estate. La mamma qui la conoscevano quasi tutti. Ci venivi anche tu?" Lo distrasse la ragazza, la sua voce. Ogni volta sicura e decisa. Eppure dolce. Il cane. Quel cane il vecchio, lo aveva visto e rivisto tante volte, nella sua casa, da solo. Era un partico...