Venezia e poi...

È milioni di pali, di larici, di querce,
di pini di tempi lontani
che affondano nell'argilla, più a fondo,
dove l'acqua arriva piano, sedimenta,
fortifica.
Ha un nome strano quasi brutto,
caranto
ma solido, robusto come un milione 
di pietre.
Come pietra d'Istria che lambisce l'acqua,
la osserva, si protegge.
È un milione di scatti rubati, di scritte sui muri,
di legno, grate, mani, colori.



Commenti

Post popolari in questo blog

Tempo che non torna