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Visualizzazione dei post con l'etichetta caffè

Ci si incontra

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Ci si incontra tutti i giorni, al solito posto senza appuntamento. Per caso, così a caso. Il caffè pagato rimane in sospeso fra di noi. Ci si incontra giorno dopo giorno  come fossimo una coppia, assortita dal destino. Coppia per gioco, per destino, per il gusto di qualche sguardo. Divertito e sorridente. Col caffè di contorno, coi ciottoli sotto i piedi. Il sole di traverso fra gli ombrelloni e ci si incontra, ci si incontrerà. Ogni giorno, così a caso.

La città che si sveglia

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Mi piace la mattina, quella che porta con sé  ancora un po' della notte, quell'aria fresca che sta per spegnersi. Osservare la città che riprende vita.

Alle volte...

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A bere un caffè  col naso all'insù  contando i mattoni, alle volte passa il tempo. E passa veloce che non sembra sia possibile.

Il caffè

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Volevo un caffè, forse un succo di frutta. L'ho ordinato pensando ad altro, forse lo pensava  chi me lo ha servito. Curioso, eccentrico. Il caffè.

Insonnia metropolitana

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Mi alzo, giro per casa a luci spente. Mi guardo allo specchio, mi sposto di lato, mi giro indispettito fra letto e divano a fasi alterne mentre dalla veranda guardo la luna che completa il suo ciclo notturno e va a nascondersi dietro le montagne ad ovest. Ascolto un vicino, uno dei tanti insonni come me. Nel primo buio del mattino vedo il riflesso della sigaretta, la prima di tante nell'arco della sua giornata così come per me è il momento del primo di tanti caffè. L'insonnia in città ha un sapore diversa dall'insonnia in paese, una quiete ovattata per scelte di vita, ha lasciato spazio ad un caos altrettanto ovattato, fatto dai rumori di camion notturni sulla via del rientro, di serrande che si alzano, vite che riprendono, colpi di tosse nel vano scale di un condominio. Con le prime luci su tutti i rumori prevale il garrito di una rondine che ne richiama un altro poco più lontano, poi arrivano i gorgheggi dei passeri dal piccolo polmone verde che sopravvive in città, giust...

Profumo di caffè

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"Il suo aroma, forte, delicato, intenso, qualcosa di lontano, che profuma  di mattino anche quando il mattino è lontano, è un ricordo ormai. È un ricordo quotidiano, un'istantanea sempre presente. Non importa quanta gente c'è con te. È un rito, personale, pagano, profumato."

Caramelle & Caffè

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Capita un mattino qualunque che ti prepari a fare le stesse cose, che la pensi. La pensi mentre giri il caffè, nell'osservare la crema rompersi e mulinare. La pensi in un lampo, nella coda di un discorso completamente diverso. E il pensiero è caldo come il caffè che bevi, che ti riscalda vicino il cuore. Capita un mattino qualunque che non sai tua figlia che faccia abbia, che caramelle preferisce, che felpa le piace. Il tempo che passa ti pesa.

Il caffè, per il signor G

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C'è caffè e caffè. Quello ordinato in fretta e furia senza personalità e calore, cosa che il signor G odiava da sempre, fosse lui il barista o il cliente, e Il Caffè maiuscolo, possibilmente da assaporare, far ballare sulle papille gustative e goderne del sapore. Perché? Perché non tutti i caffè sono uguali. Perché gli otto grammi di caffeina possono dilatare il tempo e la compagnia. C'è caffè e caffè. Un po'di caffeina per garantire i 90-100 battiti al minuto e un po'per ritrovare se stessi e un po'di pace. Quella con parte del passato. Finalmente. Dall'altra parte del tavolo, dietro il profumo acidulo dell'arabica. E col rumore della torrefazione in funzione il signor G guarda. Capisce. Che gli otto grammi di caffè filtrati attraverso l'inox del gruppo fanno iniziare un rapporto diverso. Sorride. Che quel po'di rancore che era emerso ora è davvero finito. Il signor G adora il caffè, questo un po'...

Il Signor G

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Il signor G è una persona come tante altre, coi vizi e i difetti di ogni uomo. Nonostante ciò, vive. Vive la sua vita meglio che può, per non avere rimpianti, rimorsi, per non lasciare nulla alle spalle. Il signor G passa fra la gente, vi si muove a proprio agio. Vive in fondo. Alcune cose come fossero le ultime, come se il domani non esistesse. È un tratto del suo carattere. Perché signor G? Perché mi chiamo G e qualcosa e perché Gaber lo adoro e un titolo così bello non potevo non prenderlo in prestito. Il signor G siamo tutti, c'è solo chi non lo sa, chi finge di non esserlo e chi lo esterna apertamente. Ecco, queste sono le differenze. Pensandoci e pensandomi, ho rivisto gli ultimi sprazzi di vita e "mi è garbato molto" scriverli così, schizzati e appuntati, in velocità, come son venuti fuori. Frammenti brevi di vita, del signor G.

Un caffè. Il caffè

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Un caffè. Il caffè. Il sapore, il profumo, l'odore della torrefazione che invade l'aria fin giù, dentro nei polmoni. E su. Nella testa, a farsi strada fra i ricordi. Il caffè. Punto di scontro e di incontro. Un sorso di quel che è stato e via, a chiudere la pagina. Un sorso per quello che sarà, che la vita va per la propria strada, anche se non c'è nessun obbligo. Un caffè. Le parole accompagnano, come sedie e tavolini che arredano. Il caffè. Il segreto è tutto qui. "C'è un caffè al centro del tavolo e le mani lontane Così, una avanti all'altra, la destra e la sinistra, attorno al caffè fumante Dita contro dita, si guardano  e aspettano di afferrare il vapore caldo del caffè che aspetta."

Ti va se...

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Ti va se... niente di più, niente di meno. Tutto quello che in una storia particolare passa nello sguardo, nei tocchi, nel sentirsi uno e l'altro. "Ti va se... Ti porto la cioccolata Che poi ti viene la fossetta sulla guancia? Ti va se... All'improvviso un mattino Ti mando dei fiori a scuola? Ti va se... Corro anche se piove E dentro la nuvola vengo da te? Ti va se... Appoggio ancora una volta La mia mano aperta Suoi tuoi seni? Ti va se... Bevo un altro caffè Solo se me lo prepari tu? Ti va se... Ti abbraccio Mi addormento E ti sveglio con un tocco E ti stringo più forte? Ti va se... Ti guardo Ti ascolto Rido con te? Ti va se... Domani partiamo anche se piove Se ti avvolgo fra i colori di un tappeto? Ti va se... Ora non parlo e ti do un bacio?"

Di tempo ne ho

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Il peggiore dei momenti della tu a vita, quello in cui dici sempre più spesso che così non può andare avanti, che così non ce la puoi fare. Il momento in cui perdi il lavoro e ti accorgi che il tempo che hai è tanto, troppo ed inutile. E pure lungo da passare. Cominciano le giornate tutte uguali, con la tv a farti compagnia, coi tg , di tutti i colori come unico terreno di dibattito. Un anno così ti uccide dentro. "Ascolto annoiato un nuovo telegiornale lo ascolto e cambio canale.. un film in bianco e nero... è solo mattina ma passa sullo schermo ed io ho tempo... Il mio tempo è tanto ormai E lei è fuori... La aspetto e guardo il protagonista in bianco e nero muoversi sullo schermo... Mi fermo e penso come uno spot pubblicitario... aspetto il caffè l'odore che ha e guardo il film in bianco e nero... Ha ragione il telegiornale C'è chi lotta e chi si rassegna Io non so da che parte stare In ognuna c'è qualcosa ...

Noi che...

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Perchè questo titolo? Perchè noi non ce ne accorgiamo ma viviamo con l'orologio in mano, dipendenti dalle news h24, dal caffè e convinti che l'indifferenza sia forse l'unica qualità che ci faccia vivere in pace. Siamo "noi che...", andiamo avanti giorno dopo giorno con le mani in tasca. "Noi che siamo attenti in prima fila ai tornelli... Noi che dei tornelli non capiamo il perchè... Noi che siamo liberi di sentirci in gabbia... Noi che il caffè la mattina è tutto quel che c'è... E c'è sempre un modo per cominciare qualcosa di nuovo... anche quando cade la neve a giugno e mettiamo il cappotto con l'infradito. Noi che il calcio lo guardiamo dagli schermi e da casa abbiamo solo schemi vincenti. Guardiamo il tiggì che il mondo non ci scappi di mano... Noi che ogni morto, dopo, è un santo e un santo è uno morto per niente... e dalla schermo la voce che ronza e non dice nulla che tanto il risultato non cambia. Abbiam...