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Giorno in bianco e nero

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È giorno, quel giorno che non aspettavi ma che arriva e ne soffri. Non lo sai perché ne soffri, lo fai. E vai avanti nel tuo cammino, un passo dopo l'altro. È giorno, in bianco e nero.

La formica sulla sedia

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Quella tavola, quelle gambe sottili, la formica; la formica che si stacca. L'odore di uova e farina e pasta fatta in casa. Il tempo trasforma i ricordi. Li rende senz'altro più belli.

La mia città

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"Un po' ingiallita dal tempo, dalla memoria, pigra e silenziosa più di altre. La mia città assomiglia al cappotto che indossi ogni giorno, che ti ripara le spalle, ti protegge "

Fra le mura

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"Mi piace guardare fra le mura, le volte e i porticati, colori diversi, pietre, intonaco, palazzi e storie. Una dentro l'altro."

L'importanza di chiamarsi Mario

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Fine primavera, arriva prepotente il caldo  della bassa Padana, quello afoso, appiccicoso, denso di nebbia mattutina. Torno a casa dopo anni, dopo tanti giorni passati a fare altro; a lavorare, vedere crescere figli, cercare di tenere vivo un qualsivoglia rapporto umano quasi sentimentale. Insomma, a vivere. Il ritorno, si diceva. Torno per cause di forza maggiore, come verrebbe da dire; torno perché mio padre è caduto dalla bicicletta, come credo capiti a migliaia di persone ogni giorno nel mondo, e cadendo ha rotto un femore, come credo capiti a migliaia di persone ogni giorno nel mondo, e ora è all'ospedale e a me di chiamarlo e basta non è sufficiente. È un viaggio breve sul numero effettivo di chilometri da percorrere ma lungo sul numero di treni su cui scendere e salire per arrivare a destinazione. E la mia destinazione finale è il mio paese natale, il paesello perso lungo la strada statale Romea e i campi di grano definiti da ragnatele di canali e scoli, a comporre ...