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Il Signor G e la bicicletta

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Il signor G aveva la bicicletta. La usava per tutti gli spostamenti. Casa, lavoro, gite. La usava sempre e spesso ne usava una con un cestino, comoda, per appoggiare l'inseparabile zaino. Usava la bicicletta perché era l'unico mezzo che possedeva e che poteva guidare non avendo la patente. Perché? Principalmente per paura, poi per massimo disinteresse ma il signor G non si era precluso mai nulla nella vita; viaggi, lavoro, vita di tutti i giorni. Si era spostato ovunque uno degli aspetti sopracitati lo portasse, sempre andando e tornando. L'altro aspetto della medaglia era il padre. Suo padre e sua madre lo avevano cresciuto bene, bravissimi genitori ed esempi, senza patente. Senza auto, camion o qualsiasi altro mezzo a motore. E il signor G era padre a sua volta, contento di esserlo, con figli contento del proprio padre così com'era. Con la bicicletta. E dove non poteva la bicicletta c'era un treno, un autobus, un traghetto. Ogni tanto però il signor G dove...

Il Signor G

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Il signor G è una persona come tante altre, coi vizi e i difetti di ogni uomo. Nonostante ciò, vive. Vive la sua vita meglio che può, per non avere rimpianti, rimorsi, per non lasciare nulla alle spalle. Il signor G passa fra la gente, vi si muove a proprio agio. Vive in fondo. Alcune cose come fossero le ultime, come se il domani non esistesse. È un tratto del suo carattere. Perché signor G? Perché mi chiamo G e qualcosa e perché Gaber lo adoro e un titolo così bello non potevo non prenderlo in prestito. Il signor G siamo tutti, c'è solo chi non lo sa, chi finge di non esserlo e chi lo esterna apertamente. Ecco, queste sono le differenze. Pensandoci e pensandomi, ho rivisto gli ultimi sprazzi di vita e "mi è garbato molto" scriverli così, schizzati e appuntati, in velocità, come son venuti fuori. Frammenti brevi di vita, del signor G.

Udine...a novembre

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Capita di trovarsi a sera nella città che hai scelto e che ti ha addottato . Capita di vederla malata e in preda a solitudine. Ricordi anni prima quando tutto era luce e folla. Rumori che adesso sono ricordi lontani ed è questo il dispiacere maggiore. Assistere da lontano e impotente allo spegnersi di una città cui devi molto. "É tutto spento oltre le ombre della sera come una città che muore senza luci un fiume che scorre e si nasconde senza inizio e senza fine un viaggio in bicicletta sotto gli olmi quando è autunno... Solo l'asfalto riflette e cambia ogni immagine come pioggia in mille gocce una goccia che corre sul finestrino e osservo le vetrine... Sono buchi neri come orbite senza occhi ...è la vita che scorre via e noi alziamo le mani nonostante tutto... ...incapaci... pedalando in una Udine autunnale il fango si attacca alle ruote pochi passi meno passanti È la vita che scorre via... a Udine ed è novembre."