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Una storia che vorrei raccontarti - dodicesima parte

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La mano sui capelli. La lasciava lì ad accarezzarli. Lei non voleva spostarsi. I pensieri correvano. La vita gli aveva offerto una seconda occasione e l’aveva sfruttata con fatica, organizzandosi al meglio. Se qualcuno gli chiedeva come avesse fatto , esaltava i meriti della sua buona agenda. Aggirare discorsi poco piacevoli con l’ironia era una sua abitudine, un atteggiamento consueto di cui spesso i figli sorridevano. Tante volte aveva desiderato di poter riunire tutti, in occasione delle festività segnate in rosso sul calendario, per trascorrere il tempo insieme, con leggerezza e allegria, gustando i piatti delle mamme e delle nonne. Per debolezza, per cattiveria altrui, quelle riunioni familiari erano rimaste un sogno, che ancora adesso, di tanto in tanto, faceva capolino, nelle ore lunghe e sempre uguali. Sentì i riccioli sottili scivolargli dalle dita quando la ragazza sistemò nuovamente la testa sulla sua spalla. Ogni momento di quella gio...

Una storia che vorrei raccontarti - ottava parte

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Le domande. Lo colpivano sempre vicino al cuore. Inevitabilmente. In quella lunga giornata aveva parlato tanto, come da anni non gli capitava. Neanche con i figli si era mai rivelato fino a quel punto. "Si, me la sono sempre cavata bene col disegno...anche con le parole, sai?" Glielo disse inclinando un po'il capo, con un gesto quasi fanciullesco. Lei non rispose. "Per tanto tempo ho sperato di diventare uno scrittore, ma la vita ha tenuto il sogno nel cassetto. Talvolta penso non sia stato un errore..." La ragazza si spostò dagli occhi un lungo ricciolo e riprese ad ascoltare. Il volto dell'uomo le apparve allora malinconico e gentile. Aveva l'aspetto di un nonno, forse lo era, con quel sorriso quasi privo di denti. Per un attimo lo vide la mano ossuta, quasi a indicare un punto imprecisato nel mare che stava vestendosi da notte. "Ti ho detto che mi sentivo bene... Per tutto quel tempo mi sono sentito un padre, come lo era il mio."...