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Visualizzazione dei post con l'etichetta Loreo

Delta

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Che fossi bella lo sapevo già, forse la terra più bella. Quella che nel tempo ha saputo unire fino a fare convivere fra loro acqua e campi. Vederti dal cielo  ti fa ancora più bella.

Tessuto

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 E' un pezzo di stoffa, quel cotone bello e morbido, che non da mai fastidio. E' un pezzo di stoffa, che si piega, si stropiccia e sembra non sciuparsi mai. E' "come quelli di una volta" perché  e' quello di una volta, lo stesso di allora. E' un cencio segnato dal tempo e proprio il tempo vissuto lo rende unico e impossibile da lasciare andare. Ha la voce e il profumo di quella che fu casa, infanzia ed adolescenza ormai lontane.

Continua a scrivere

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Ci sono professori che rimangono tali anche quando si cresce, di diventa maturi, padri, nonni. E sono quei prof che ritrovi all'improvviso nel tuo momento di felicità. "Un momento di inattesa felicità, intensa, familiare, un viaggio all'indietro a tornare ora bambino  ora studente un po' leggero. E l'invito sincero che mi emoziona e mi sprona e i miei grazie,  per ora e per allora."

Il tempo è galantuomo

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Il tempo è galantuomo, vero. Guarisce le ferite, vero. Però è anche vero che a volte certe parole senti il bisogno di rimandarle indietro. Suvvia, una volta tanto... "Lo guardo e mi emoziono, un po' mi agito, ho paura che mi scivoli via, tra le mani. Ne annuso l'odore, così dolce, sa di un profumo lontano. Sorrido, rido da solo, sguaiatamente nel silenzio della mia stanza. Un primo passo in avanti,  così bello che potrebbe anche rimanere l'unico. E vado con un balzo indietro nel tempo,  ad un giorno lontano, a quaderni restituiti con disprezzo. Sorrido, rido da solo, rido più forte. So a chi fare la dedica."

Qualcosa che ho scritto...

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Ho scritto un libro, dei racconti, delle storie della mia vita, degli episodi del mio passato, personali, di me figlio e di me padre. Una cosa di famiglia insomma, un racconto fatto di racconti. "Ho scritto qualcosa che parla di noi. Forse non ci pensavo nemmeno troppo quando ho messo insieme tutte le parole che quel noi  potesse assumere una sua forma precisa. Un volto, tanti volti. Una casa, tante case. Un piatto, mille sapori. Tutto quello che racconta che quel noi siamo semplicemente noi."

"Battiti"

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Sogni per tanto tempo, cerchi parole, immagini, disegni più adatti, pensi ad altro. Il sogno rimane dentro, si sviluppa, cresce dentro di te fino a vedere la sua realizzazione, nella maniera più inaspettata. Ecco, lui è il mio ebook, il mio piccolo sogno avverato. Il link dove trovarlo è il seguente: https://www.ivvi.it/product/battiti/

Fra le mura

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"Mi piace guardare fra le mura, le volte e i porticati, colori diversi, pietre, intonaco, palazzi e storie. Una dentro l'altro."

Matite, pastelli, quaderni

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Un viaggio breve o lungo che sia comporta sempre piccoli attimi di distacco. E il distacco, piccolo o grande che sia fa nascere un ricordo, che diventa disegno. "Nel viaggio che fai ricordati di non scordare matite, pastelli, quaderni lei."

Le comari del paesello

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Cosa succede al rientro al paese dopo anni di assenza? Succede qualcosa di bello, quanto scoperto e detto ne "L'importanza di chiamarsi Mario", ma c'è un lato ambiguo, negativo e positivo al tempo stesso. Ironico, di quell'ironia che trovi nei racconti di paesi di campagna, quelli con la nebbia di calore già il mattino e le comari in strada davanti casa, il pomeriggio "a far filò". Capita quindi, in questo caso, di rivivere situazioni sempre uguale ma affettuosamente tragicomiche. "In questi giorni l'unica cosa che mi ha un po' infastidito son state quelle quattro, cinque anziane, amiche storiche dei miei che mi han salutato. Niente di strano per carità, ma avete presente il paese?30/36° da mattino a sera, quindi nel 90% dei casi girano per le calli con addosso un prendisole leggero. Capo che già ci suo fa sorridere. Il saluto al piccolo di casa, che sarei io, esordisce sempre con "ma tu sei?"lasciando dopo il punto interrogati...

L'importanza di chiamarsi Mario

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Fine primavera, arriva prepotente il caldo  della bassa Padana, quello afoso, appiccicoso, denso di nebbia mattutina. Torno a casa dopo anni, dopo tanti giorni passati a fare altro; a lavorare, vedere crescere figli, cercare di tenere vivo un qualsivoglia rapporto umano quasi sentimentale. Insomma, a vivere. Il ritorno, si diceva. Torno per cause di forza maggiore, come verrebbe da dire; torno perché mio padre è caduto dalla bicicletta, come credo capiti a migliaia di persone ogni giorno nel mondo, e cadendo ha rotto un femore, come credo capiti a migliaia di persone ogni giorno nel mondo, e ora è all'ospedale e a me di chiamarlo e basta non è sufficiente. È un viaggio breve sul numero effettivo di chilometri da percorrere ma lungo sul numero di treni su cui scendere e salire per arrivare a destinazione. E la mia destinazione finale è il mio paese natale, il paesello perso lungo la strada statale Romea e i campi di grano definiti da ragnatele di canali e scoli, a comporre ...